Storia di una tragedia insensata in cui spunta l’aggravante di odio razziale
Javier Alfredo Miranda Romero è stato ucciso da una freccia in un vicolo di Genova l’altra notte. Gli era appena nato un figlio e lui, uscito dal Gaslini si era fatto un giro per la città vecchia. Era nato a Pucara, in Perù, 40 anni fa. «Ma è cittadino italiano. Era arrivato a Genova nel 1994 e aveva iniziato a lavorare come macellaio a Molassana - spiega l’amico Joel Lorenzo, il padrino della sua prima figlia - Poi però era diventato operaio edile.
La sorella di Javier, Martha, non si dà pace: ««Il figlio di Javier è nato lunedì, due giorni fa. Ora mio fratello non c’è più. Javier era il più piccolo di sei figli, per lui sono stata anche una mamma, quando ne ha avuto bisogno». Martha piange con il volto appoggiato alle mani, i gomiti sul tavolo della cucina di un appartamento del centro storico non troppo distante dal luogo dell’omicidio.
«Gli gridava insulti razzisti, per quello lo riprendeva», metterà a verbale il suo amico che aggiungerà come sia stato lo stesso Scalco a provocarli: «Sentiva musica a tutto volume dalla sua casa ed era ubriaco. Noi non facevamo nulla di male». Quindi ecco il gesto di follia, Scalco prende dal suo salotto l’arco che si è costruito da solo qualche anno fa e lancia una freccia contro il passante. Romero Miranda viene colpito al fegato. Barcolla, perde sangue. Ma resta in piedi per qualche minuto, un minuto e quindici secondi per la precisione, mentre l’amico chiama i soccorsi. Poi rovina a terra proprio davanti alle telecamere.
Il resto della sequenza è inquietante e drammatico. Si vede il maestro d’ascia scendere in strada, tentare un soccorso al ferito – cerca in particolare di estrarre la freccia dall’addome con una pinza e uno straccio bianco - e poi venire aggredito dagli amici dell’uomo a terra. Che qualche minuto dopo lo consegnano ai carabinieri del nucleo radiomobile che lo fermano e lo accompagnano in caserma in stato di arresto.
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