La bella notizia, in fondo, è che il Gay Pride non fa più notizia. Significa che tutto, per fortuna, adesso è normale.
Come doveva essere prima, come giustamente è adesso, come lo sarà sempre. Ieri, per dire, a Milano non si sa se ha mobilitato più gente il corteo arcobaleno Lgbtq+ o il primo sabato di Saldi. Balli, salti, Confartigianato e Arcigay. Hanno festeggiato tutti. Sull'Orgoglio ci sono sempre meno Pregiudizi. La sfilata ormai è come Sanremo, o il Carnevale: un appuntamento fisso, rassicurante.
È un evento atteso, condiviso, come un festival che ha successo e si ripete ogni anno: stessi ospiti, stesso pubblico, stessi vip, stessi politici opportunisti, stessi sindaci in cerca d'autore che ci infilano dentro il calzino arcobaleno, e sempre più aziende che, appoggiando vecchie battaglie civili e sfruttando nuovi segmenti di mercato, ci mettono sopra il logo: il Gay Pride è il momento in cui i brand mostrano pubblicamente, con il massimo della creatività di cui...