Perché è così difficile agire contro la crisi climatica? La psicologia ci dice che la resistenza e l’inazione nei confronti del “climate change” hanno a che fare con alcuni meccanismi del nostro cervello. Aggirarli, però, è possibile | greenkiesta_lk
. «In un seminario che ho tenuto recentemente, ho iniziato mostrando una foto del Po in secca con la scritta “Finalmente la siccità in Italia”», prosegue Mazzara. «Finché vediamo il deserto africano o il ghiacciaio che si scioglie in Groenlandia, abbiamo la percezione che siano problemi lontani. Se invece le cose accadono qui e ora, l’effetto di percezione del rischio è potenziato».
Il seguitissimo canale educativo e di divulgazione scientifico-umanistica Kurzgesagt lo spiega immaginando il cervello come una giungla: decidere di fare qualcosa, cioè di muoversi attraverso questa giungla, richiede molte energie. Ma le azioni e i comportamenti ripetuti nel tempo diventano tracce, poi sentieri, poi strade asfaltate. Automatismi, abitudini.
Quali emozioni potrebbero invece stimolare l’azione? «Un tema su cui stiamo lavorando sono le cosiddette emozioni morali, cioè quelle emozioni che fanno riferimento a una dimensione etica universale e caratteristica dell’essere umano nella sua specifica natura di essere sociale. In nome dell’etica gli esseri umani hanno sempre fatto, nel bene e nel male, cose grandissime», replica Mazzara.